L’11.03.2025 c’è stata la riunione della Macroarea 5 indetta dal Comitato presso l’auditorium Santa Maria a Bitetto per affrontare con i cittadini le richieste dei residenti del Centro Storico. Tra i tanti problemi sollevati e le accese discussioni sulla nuova corsia ciclopedonale e sulla necessità di riportare le scuole in centro, mi piace sottolineare due questioni particolarmente pressanti: i parcheggi per i residenti e la movida.
La rappresentante costruttori teramani è intervenuta alla riunione spiegando come si sta procedendo a facilitare il parcheggio, con particolare riferimento al San Francesco, visto che l’altro grande parcheggio, ossia San Gabriele, è molto usato e ha esaurito i posti disponibili. Dunque è il parcheggio San Francesco che rimane in gran parte vuoto. La risposta della rappresentante dei costruttori si è concentrata sul costo mensile ritenuto troppo alto. E’ stato fatto presente tuttavia che non è solo questione di diminuire la quota; bisognerebbe tenere conto del fatto che, come l’intera Italia, tanto più Teramo è città a forte tasso di anziani, data purtroppo la fuga dei giovani, e che dunque la distanza da casa al parcheggio san Francesco non è affatto poca da percorrere a piedi, col bello e cattivo tempo. Chi è costretto ad usare la macchina deve anticipare l’uscita di casa di almeno 15 minuti, senza trascurare il carico e scarico di bagagli e spesa. Lo stesso deve prevedere per il ritorno. Inoltre è noto che la zona di piazza San Francesco è esposta e dunque ventosa, il che non fa bene a chi deve proteggersi dai rigori invernali. Per non parlare degli ascensori o delle scale. Aggiungiamo che il più delle volte l’utente va a raggiungere la macchina da solo e non trova un custode che possa proteggerlo da eventuali male intenzionati. Insomma quel parcheggio può andare bene a quanti lavorano e arrivano al mattino da fuori Teramo per poi la sera riprendere la macchina (specie se si aggiunge una navetta), ma non per i residenti attempati del centro storico.
Quanto alla movida, i cittadini lamentano il suono molto forte della musica nei locali aperti fino a tarda notte, senza riguardo per i decibel il cui aumento di 10 decibel significa notoriamente che il suono è 10 volte più intenso. Se una conversazione è di circa 60 dB, la musica ad alto volume può superare i 120 dB. Anche qui i giovani amano stordirsi con la musica ad alto volume, ma chi è stanco della giornata di lavoro e deve intraprenderne un’altra il giorno dopo? Si è lamentato anche che i bar hanno aumentato in maniera sproporzionata alle strette vie cittadine la loro esposizione esterna. I rappresentanti del Comune hanno fatto presente che con il Covid i locali hanno potuto ampliare la zona commerciale esterna a norma di legge e che si stanno promuovendo azioni che tendono a ritornare alla situazione precedente il Covid. Anche in questo caso, tuttavia, non bisognerebbe limitare il problema solo agli spazi e ai decibel. Chiunque si trova a passare per le vie del centro a sera inoltrata constata l’uso e l’abuso di alcolici venduti a ragazzi di ogni età, senza tenere conto di risse, tafferugli e comportamenti scomposti, come urinare per le strade.
Si capisce come il problema del controllo dei fruitori e dei commercianti si fa particolarmente pressante perché ne va di mezzo la sicurezza e la vita delle famiglie costrette a combattere da sole, senza il sostegno delle autorità preposte, contro figli specie adolescenti incapaci di distaccarsi dalle mode correnti di amici che non sanno divertirsi senza appoggiarsi allo stordimento dell’alcol, per non parlare della droga. Ci viene detto che mancano addetti della polizia e vigili in numero adeguato ad assicurare la vigilanza negli orari notturni perché gli orari di servizio non giungono oltre la normale giornata di lavoro. Ma è proprio dopo che occorrono presenze che agiscano fattivamente per il controllo e la sicurezza di tutti i cittadini.
Di fronte alle esigenze pratiche dei cittadini è importante che politici e rappresentanti di enti preposti non si mettano in pregiudiziale difesa chiudendosi ad eventuali proposte, le quali non possono che arricchire le possibilità di migliorare la qualità della vita per tutti. Occorre che le diverse parti dialoghino, si ascoltino, studino le soluzioni adottate da altre città per cercare di attuare buone prassi anche sul nostro territorio. Non è detto che una piccola città, abitata prevalentemente da anziani non possa essere attrattiva, purché la vita sociale e i servizi funzionino debitamente.
Giulia Paola Di Nicola